Mind the gap: Wiley pubblica il report 2013 sull’OA

Ad ottobre l’editore Wiley ha annunciato di aver pubblicato il report 2013 sull’Open Access. L’editore ha intervistato 8.000 autori tra quelli che pubblicano su riviste Wiley con risultati interessanti.

La quota di autori che sceglie di pubblicare in OA sale dal 32 al 59%; più della metà di coloro che pubblicano in OA sono autori finanziati da enti di ricerca che pagano le Article Processing Charges (APC); la principale preoccupazione di chi sceglie di non pubblicare in OA è la qualità delle pubblicazioni OA. La maggior parte degli autori che pubblica OA sceglie licenze CC-BY-NC (81%) o CC-BY (70%) mentre i più giovani prediligono le licenze Share-Alike.

La notizia con maggiori informazioni si trova sul sito di Wiley http://exchanges.wiley.com/blog/2013/10/08/mind-the-gap-2013-wiley-open-access-survey/

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Sul valore delle biblioteche. Parte 1

Nel 2013 l’AIB Lazio ha pubblicato un volume sul valore delle biblioteche dal titolo “Biblioteche: valore e valori.” Il volume raccoglie i contributi di una giornata seminariale dedicata alle biblioteche, al loro valore ,alla misurazione e valutazione di impatto. Nelle indagini sulla valutazione dell’ impatto individuale alcuni degli argomenti maggiormente indagati sono:

– l’aumento di informazioni e conoscenza;

– l’acquisizione di nuove competenze.

L’information literacy è, dunque, una delle funzioni fondamentali della biblioteca, che sia accademica, di ricerca o pubblica. Ha un impatto sugli utenti che può essere misurato attraverso indagini e focus group. Il bibliotecario diventa educatore e formatore. Anche la biblioteca digitale esalta questo ruolo.  Nel documento CNUR sul rilancio delle biblioteche universitarie e di ricerca abbiamo voluto sottolineare l’importanza del ruolo di formatore, raccomandando che:

le università e i centri di ricerca si dotino di programmi specifici di educazione e formazione dell’utenza (Information Literacy). Scopo di tali programmi è di aiutare alla trasformazione dell’informazione documentale in processi conoscitivi di tipo individuale e sociale.

In collaborazione con le comunità dei docenti universitari, le biblioteche universitarie e di ricerca potranno integrare i contenuti dei percorsi curricolari con ore di lezione riconosciute da crediti formativi dedicate all’utilizzo della biblioteca fisica, digitale ed agli strumenti avanzati di ricerca (Information Retrieval) e di disseminazione dell’informazione.

La rilevazione GIM 2011

Nel 2011 il GIM sotto l’egida del CoDAU ha replicato la sua indagine di misurazione tra i sistemi bibliotecari di ateneo e le biblioteche accademiche italiane. Il questionario si divideva in due parti: una dedicata alle biblioteche; l’altra ai sistemi bibliotecaridi ateneo.

I risultati relativi ai sistemi bibliotecari si riferiscono al 31 dicembre 2010 e sono pubblicati sul sito del GIM http://www.gimsba.it/node/24 . Si dividono in quattro parti:

Area dei costi

Area Risorse Infrastrutture

Area Sviluppo

Area Uso

I risultati, in forma tabellare, consentono una facile comparazione tra le diverse realtà bibliotecarie universitarie italiane. Spiace solo che in Italia ci siano cosi’ poche risorse da non riuscire ad effettuare indagini di questo tipo con  maggiore frequenza. In Italia la cultura della misurazione e  valutazione è ancora lontana dalle pratiche del mondo anglosassone dove entrambe hanno una tradizione lunghissima e si stanno intensificando negli ultimi anni, anche se in modo ancora poco standardizzato, le indagini sull’impatto economico e sociale della biblioteca.  Su questo argomento mi riservo, tuttavia, di fare un post nei prosssimi giorni.

Chiudo per ora con una citazione che mi sembra illuminare un atteggiamento culturale negativo diffuso verso la misurazione e valutazione:

“Naturalmente bisogna voler valutare […] Questa mentalità kafkiana è, purtroppo, ancora diffusa in Italia. Non mancano certo “uffici di controllo”, non mancano leggi che prescrivono la valutazione, i sistemi di qualità abbondano, e ci sono tantissime persone incaricate di produrre indicatori sull’operato della loro organizzazione, affinché altre persone appartenenti ad altre organizzazioni sovraordinate (un Ministero. per esempio, o una sua agenzia) li possano archiviare senza generalmente averli usati.”

Claudio Bezzi, Cos’è la valutazione, Franco Angeli, 2007

Unconference: la tavola rotonda sulla cooperazione

Nel pomeriggio la tavola rotonda coordinata da Tommaso Giordano ha offerto alcuni spunti stimolanti sulla cooperazione. E’ stata aperta da Filippo Benfante membro del Comitato dell’Assolettori BNCF Firenze il quale ha espresso chiaramemte e semplicemente il punto di vista di un lettore sulle biblioteche. La sua richiesta è stata di avere ampi orari di apertura e accesso immediato ai documenti. L’esperienza di Benfante fa riferimento alla realtà della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Se questa è anche la percezione dell’utente medio della biblioteca accademica è importante migliorare  la comunicazione e lavorare sull’immagine della biblioteca stessa, dal momento che il ruolo della biblioteca accademica oggi è estremamente complesso e l’offerta di servizi molteplice e variegata.

A seguire Michele Casalini ha espresso il punto di vista di un editore/aggregatore rispetto alla rivoluzione del digitale. Casalini è stato il primo editore italiano a lanciare una piattaforma editoriale digitale, oggi denominata Torrossa.  In Italia,  tuttavia,  i contenuti scientifici degli editori stranieri prevalgono nello sviluppo delle collezioni della biblioteca; inoltre il meccanismo perverso della valutazione della ricerca spinge i ricercatori a pubblicare all’estero.  Il rischio è di favorire la fuga di autori verso l’estero e di marginalizzare la cultura italiana che rimane poco visibile in rete. La collaborazione con le biblioteche e con le university press è, comunque, un’opportunità da non perdere per un editore/aggregatore.

L’Open Access è una soluzione al problema della scarsa visibilità della cultura italiana. Lo ha detto, intervenendo, Paola Gargiulo che si è concentrata soprattutto sul tema degli Open Research Data e sul nuovo ruolo che i bibliotecari devono ritagliarsi nella gestione e conservazione  dei dati della ricerca. La cooperazione interna con il corpo docente resta un elemento fondamentale per sviluppare nuovi servizi anche in chiave personalizzata.

Il Data librarian figura emergente in Gran Bretagna e USA tra i profili professionali del bibliotecario accademico lavora a stretto contatto con le comunità di ricerca. Sugli Open Research Data sta investendo anche l’Unione Europea attraverso il finanziamento ad alcuni progetti di ricerca quali OpenAIREplus, EUDAT e RECODE.

Liliana Morotti (Exlibirs) ha portato il punto di vista di un produttore di software per biblioteche. La Morotti ha sottolineato l’importanza di adottare standard internazionali e il più possibile aperti. Il ruolo delle biblioteche nella gestione dei metadati era e resta fondamentale. La cooperazione anche. I sistemi gestionali di prossima generazione, ha detto la Morotti, devono essere basati su un ambiente omogeneo attraverso il quale sia possibile gestire ogni tipologia di risorse locali o remote cartacee o elettroniche,bibliografiche o di altra natura, attraverso flussi di lavoro trasversali ed altamente automatizzati. Devono esistere più livelli di collaborazione e condivisione.
Biblioteche di istituzioni diverse devono poter scegliere di afferire a
molteplici reti collaborative per creare sinergie su attività specifiche e
ogni istituzione deve poter decidere di afferire a più di una rete in base
alla propria mission e alle attività svolte.

A seguire Franco Alberto Pozzolo, coordinatore di CARE, ha discusso delle opportunità della cooperazione nei contratti. La difficile fase di transizione nella gestione dei contratti dal CINECA alla CRUI dovrebbe concludersi nel 2014. L’Assemblea dei Rettori, nell’ultima riunione, ha dato il via libera al progetto e ha al contempo deliberato di richiedere un contributo economico agli atenei unicamente a copertura delle spese per le negoziazioni effettuate nel periodo 2012-2013. La CRUI ha accolto numerose richieste fatte dagli atenei attraverso la Commissione Biblioteche che, come tutti gli organi di governo CRUI, dovrebbe rinnovarsi nei prossimi mesi. La discussione che si è sviluppata in seno alla Commissione Biblioteche e fuori (ad esempio Infer) ha portato a modifiche sostanziali del progetto iniziale.

Laura Tallandini, presidente di CIPE, ha parlato del sistema bibliotecario dell’università di Padova che sfidando la crisi si rafforza e si rinnova. La funzione centralizzata del SBA a Padova non è mai stata in discussione ma un’attenzione particolare è stata rivolta anche agli spazi. Tre nuove biblioteche saranno, infatti, inaugurate nel 2014.

Nel ruolo di presidente di CIPE la Tallandini ha ribadito che l’esperienza di CIPE è stata di successo perchè ha realizzato una forma di cooperazione dal basso. Le competenze interne sono state un valore aggiunto per il consorzio, che resta, al momento in Italia, l’unico vero consorzio di biblioteche.

Il contesto micro e macro delle biblioteche universitarie: interventi all’Unconference su cui riflettere

Ho particolarmente apprezzato durante l’Unconference gli interventi di Capaccioni, Minsenti e  Maraviglia, perché hanno toccato il problema chiave delle biblioteche universitarie: il problema di conoscere il contesto micro e macro per adeguare missione, organizzazione e servizi.

Capaccioni ha osservato che individuare i diversi bisogni degli utenti è la premessa necessaria di ogni riorganizzazione e poichè l’utenza scientifica e umanistica è diversa per le esigenze ad esempio di tipologie di risorse e di spazi, le risposte saranno diversificate http://www.slideshare.net/AndreaApacx/academic-library-capaccioni1.

Minsenti ha lanciato una provocazione (già discussa nella lista dei bibliotecari di Wikipedia http://mailman.wikimedia.it/pipermail/bibliotecari/2013-September/author.html): ha esposto il suo approccio personalizzato al servizio, quello del bibliotecario con un rapporto diretto con gli utenti, che si potrebbe chiamare anche “diffuse librarian”.  Questo modello di servizio può contrastare la visione dei sistemi bibliotecari di ateneo concepita negli anni ’90, che potrebbe rischiare di allontanare le biblioteche dai dipartimenti. Quindi la domanda che ha posto è stata: per essere “realmente” strumentali alle attività di ricerca e didattica, tutte ora allocate presso i dipartimenti, come dovrebbero essere organizzate le biblioteche universitarie?

Maraviglia ha evidenziato quanto sia importante integrare le biblioteche nella politica di Ateneo, anche e soprattutto essendo presenti come SBA nei tavoli dove si decide la strategia universitaria ed anche la distribuzione delle risorse. Questo comporta un approccio diverso  delle biblioteche che devono partire non dai problemi delle biblioteche (o delle strategia di sopravvivenza) ma dal punto di vista delle problematiche dell’Università e di come le biblioteche possono in modo specifico e visibile fare sinergia con tutti gli altri Uffici.

Il contesto micro (della biblioteca) e macro (dell’Università) non possono essere in contrasto e se oggi c’è un gap tra SBA e bibliotecari, anche solo di comunicazione, questo va corretto. Non si può tornare però alla discussione tra centralizzazione e decentramento degli anni ’90 in cui si confrontavano i rischi della frammentazione e quelli della centralizzazione! L’organizzazione del servizio di accesso e condivisione dell’informazione (la missione indicata nel documento CNUR) non va confusa con la parcellizzazione della struttura organizzativa. Abbiamo forse perso la memoria delle bibliotechine dietro le spalle dei professori? e dei bibliotecari-usceri custodi e magazzinieri?

In era digitale, Wendy Lougee citata nella discussione sulla Diffuse Library parla di allineare le biblioteche universitarie all’assetto strategico delle università: con tre casi di studio esemplifica molto bene le tipologie di nuovi servizi e nuovi ruoli che abbiamo discusso nel Documento CNUR e nell’Unconference.

Lougee, Wendy P. “The Diffuse Library Revisited: Aligning the Library as Strategic Asset,” Library Hi Tech, 27:4 (2009), 610-623. Una versione aperta accessibile a:  http://biecoll.ub.uni-bielefeld.de/volltexte/2010/5008/pdf/lougee_final_rd.pdf

Abbiamo  oggi l’opportunità di migliorare il ruolo del bibliotecario universitario sia come qualifiche che come profili, con compiti diversificati, da quello del bibliotecario esperto (reference librarian, subject librarian, data librarian, ecc.) a quello che ha un ruolo leader di strategie e di coordinamento. Almeno due passi avanti per i bibliotecari universitari oggi, nessun passo indietro!!

Unconference: le nuove tendenze delle biblioteche accademiche

Si è molto discusso nell’Unconference delle nuove tendenze delle biblioteche accademiche e dei nuovi ruoli per i bibliotecari accademici. Le aree di maggior evoluzione delle attività della biblioteca accademica sono:

la comunicazione scientifica (open access, open data, linked open data, university press), la digital preservation, la digital curation, la valutazione della ricerca, l’information literacy e l’e-learning.

Gli stessi temi vengono discussi  in un articolo sui top ten trends delle biblioteche accademiche nel 2012. Da: “College and Research Libraries News”

http://crln.acrl.org/content/73/6/311.full

Rilanciare le biblioteche universitarie: cosa abbiamo discusso nell’Unconference

Il documento “Rilanciare le biblioteche universitarie e di ricerca” realizzato e pubblicato da AIB CNUR nel luglio 2013, è accessibile qui:

http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/2013/36257-rilanciare-le-biblioteche-universitarie-e-di-ricerca-italiane/

L’Unconference ha esaminato quattro aspetti importanti discussi nel rapporto CNUR per le biblioteche universitarie:

1 L’organizzazione delle biblioteche universitarie e di ricerca

Il risultato della discussione ha confermato la crescente importanza degli SBA e della cooperazione a livello nazionale. Occorre però evitare e denunciare il rischio di burocratizzazione e non perdere il contatto diretto coi docenti e gli studenti.

2 Funzioni tradizionali delle biblioteche universitarie e di ricerca

Malgrado i tagli alle risorse finanziarie ed umane, occorre fare di più e la crescita della collezione digitale obbliga ad una riflessione sia sui nuovi e rinnovati servizi, sia sul ruolo attivo da assumere nel modello economico dell’editoria digitale.

3 Nuove funzioni nella società della conoscenza

Il supporto alla ricerca ed alla didattica si estende in una vera integrazione coi docenti e studenti oltre che con gli uffici universitari, con l’obiettivo comune del successo delle università nella competizione nazionale ed internazionale. Qual è il contributo al successo di docenti e studenti che può essere reso visibile delle biblioteche universitarie?

4 Competenze, ruoli e formazione delle professioni bibliotecarie

Occorrono nuovi ruoli, ma soprattutto occorrono ruoli diversificati, non solo tecnici e leader, ma anche ruoli politici di agenti del cambiamento e di consulenti qualificati degli organi accademici.

Il documento che è stato alla base dell’organizzazione dell’Unconference “La Biblioteca accademica che cambia” il 27 settembre scorso, è sto uno strumento utile per orientare la discussione.