Unconference: la tavola rotonda sulla cooperazione

Nel pomeriggio la tavola rotonda coordinata da Tommaso Giordano ha offerto alcuni spunti stimolanti sulla cooperazione. E’ stata aperta da Filippo Benfante membro del Comitato dell’Assolettori BNCF Firenze il quale ha espresso chiaramemte e semplicemente il punto di vista di un lettore sulle biblioteche. La sua richiesta è stata di avere ampi orari di apertura e accesso immediato ai documenti. L’esperienza di Benfante fa riferimento alla realtà della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Se questa è anche la percezione dell’utente medio della biblioteca accademica è importante migliorare  la comunicazione e lavorare sull’immagine della biblioteca stessa, dal momento che il ruolo della biblioteca accademica oggi è estremamente complesso e l’offerta di servizi molteplice e variegata.

A seguire Michele Casalini ha espresso il punto di vista di un editore/aggregatore rispetto alla rivoluzione del digitale. Casalini è stato il primo editore italiano a lanciare una piattaforma editoriale digitale, oggi denominata Torrossa.  In Italia,  tuttavia,  i contenuti scientifici degli editori stranieri prevalgono nello sviluppo delle collezioni della biblioteca; inoltre il meccanismo perverso della valutazione della ricerca spinge i ricercatori a pubblicare all’estero.  Il rischio è di favorire la fuga di autori verso l’estero e di marginalizzare la cultura italiana che rimane poco visibile in rete. La collaborazione con le biblioteche e con le university press è, comunque, un’opportunità da non perdere per un editore/aggregatore.

L’Open Access è una soluzione al problema della scarsa visibilità della cultura italiana. Lo ha detto, intervenendo, Paola Gargiulo che si è concentrata soprattutto sul tema degli Open Research Data e sul nuovo ruolo che i bibliotecari devono ritagliarsi nella gestione e conservazione  dei dati della ricerca. La cooperazione interna con il corpo docente resta un elemento fondamentale per sviluppare nuovi servizi anche in chiave personalizzata.

Il Data librarian figura emergente in Gran Bretagna e USA tra i profili professionali del bibliotecario accademico lavora a stretto contatto con le comunità di ricerca. Sugli Open Research Data sta investendo anche l’Unione Europea attraverso il finanziamento ad alcuni progetti di ricerca quali OpenAIREplus, EUDAT e RECODE.

Liliana Morotti (Exlibirs) ha portato il punto di vista di un produttore di software per biblioteche. La Morotti ha sottolineato l’importanza di adottare standard internazionali e il più possibile aperti. Il ruolo delle biblioteche nella gestione dei metadati era e resta fondamentale. La cooperazione anche. I sistemi gestionali di prossima generazione, ha detto la Morotti, devono essere basati su un ambiente omogeneo attraverso il quale sia possibile gestire ogni tipologia di risorse locali o remote cartacee o elettroniche,bibliografiche o di altra natura, attraverso flussi di lavoro trasversali ed altamente automatizzati. Devono esistere più livelli di collaborazione e condivisione.
Biblioteche di istituzioni diverse devono poter scegliere di afferire a
molteplici reti collaborative per creare sinergie su attività specifiche e
ogni istituzione deve poter decidere di afferire a più di una rete in base
alla propria mission e alle attività svolte.

A seguire Franco Alberto Pozzolo, coordinatore di CARE, ha discusso delle opportunità della cooperazione nei contratti. La difficile fase di transizione nella gestione dei contratti dal CINECA alla CRUI dovrebbe concludersi nel 2014. L’Assemblea dei Rettori, nell’ultima riunione, ha dato il via libera al progetto e ha al contempo deliberato di richiedere un contributo economico agli atenei unicamente a copertura delle spese per le negoziazioni effettuate nel periodo 2012-2013. La CRUI ha accolto numerose richieste fatte dagli atenei attraverso la Commissione Biblioteche che, come tutti gli organi di governo CRUI, dovrebbe rinnovarsi nei prossimi mesi. La discussione che si è sviluppata in seno alla Commissione Biblioteche e fuori (ad esempio Infer) ha portato a modifiche sostanziali del progetto iniziale.

Laura Tallandini, presidente di CIPE, ha parlato del sistema bibliotecario dell’università di Padova che sfidando la crisi si rafforza e si rinnova. La funzione centralizzata del SBA a Padova non è mai stata in discussione ma un’attenzione particolare è stata rivolta anche agli spazi. Tre nuove biblioteche saranno, infatti, inaugurate nel 2014.

Nel ruolo di presidente di CIPE la Tallandini ha ribadito che l’esperienza di CIPE è stata di successo perchè ha realizzato una forma di cooperazione dal basso. Le competenze interne sono state un valore aggiunto per il consorzio, che resta, al momento in Italia, l’unico vero consorzio di biblioteche.

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